Da Largo di Palazzo a Piazza del Plebiscito

Il Largo di Palazzo diviene tale con la costruzione, ultimata nella prima metà del Seicento, del Palazzo Reale, all’epoca residenza ufficiale dei vicerè spagnoli. L’intero spazio contenuto fra il nuovo Palazzo Reale, edificato in continuità con il vecchio Palazzo vicereale voluto da Pedro Alvarez de Toledo e Zuniga alla metà del Cinquecento, e la fitta cortina di edifici religiosi – i trecenteschi Conventi della Croce e della Trinità e la (vecchia) chiesa di San Francesco di Paola -, non fu mai pavimentato, perchè da subito utilizzato per l’organizzazione di giostre di cavalieri, corride di tori, fastosi cortei, spettacoli pubblici, che da un lato esaltavano la grandezza e generosità di reali, nobili o Eletti del popolo, dall’altro distoglievano l’attenzione della plebe dalle miserie quotidiane.

Con l’arrivo a Napoli nel 1683 del Vicerè spagnolo Don Gaspar de Haro y Guzmàn, Marchese del Carpio, uomo colto e raffinato, gli apparati effimeri di ‘occasione’ iniziano a diventare autoreferenziali, quasi che che non siano essi al servizio della festa, ma che la festa sia organizzata per esaltarli.

Una linea di tendenza che troverà il suo pieno compimento con Carlo di Borbone che, impegnato nel suo ambizioso progetto di portare in tempi brevissimi la capitale del suo regno al livello delle più importanti capitali europee, utilizzando innanzitutto l’arma della bellezza, è consapevole che gli apparati effimeri, con la spregiudicata disinvoltura consentita dalla loro provvisorietà, permettano la sperimentazione di nuove e ardite soluzioni artistiche e architettoniche, adottabili poi nelle opere durature: e così il modello degli archi di trionfo lo troviamo replicato nei portali dei palazzi nobiliari o quello dei ‘gigli’ rifluirà nelle guglie o, ancora, i singoli elementi degli apparati – statue, puttini, cartigli, festoni, giarre, bugne, pinnacoli, trofei, fontane –, traducendo in piperno e in marmi policromi il gesso e la cartapesta, contribuirono a caratterizzare i giardini e l’arredo urbano.

E soprattutto alcune strutture festive, adoperate come plastici in scala reale, non di rado servirono come banco di prova per la costruzione di autentici edifici: lo stesso Largo di Palazzo assumerà il suo aspetto definitivo ricalcando, nella costruzione della Basilica di San Francesco di Paola e del suo colonnato ad emiciclo, il progetto di Ferdinando Sanfelice degli apparati scenografici per i festeggiamenti in nascita dell’Infante reale nel 1740.

Ma se da un punto di vista architettonico l’evoluzione del Largo di Palazzo – dal 1860, Piazza del Plebiscito – può considerarsi conclusa, molto più complesso è stato il recupero della sua funzione sociale. Dopo un periodo di drammatica decadenza, al culmine del quale la Piazza era ridotta ad un enorme, squallido, parcheggio, dal 1994, prima con la ripavimentazione e pedonalizzazione e poi con il ritorno alla sua antica funzione di luogo di incontri di massa e di laboratorio di sperimentazioni artistiche, Piazza del Plebiscito è tornata ad essere uno dei luoghi emblematici di Napoli.

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